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Parole svestite rimangono a terra dietro i miei passi. Spogliano l’anima. Nuda si tuffa nelle verdi distese dentro i tuoi occhi. Annega.

Mese

novembre 2016

Convivere

Rimani ancora un po’,
ad esempio finchè avrò vita,
magari un po’ di più,
come albe costanti
dopo i tramonti.

Rimani con i tuoi baci,
rimani con i tuoi sorrisi,
rimani, anche arrabbiata se vuoi.
Solo rimani,
non pensarci nemmeno
di andar senza di me,
in qualsiasi posto non ti possa trovare.
È troppo buio lì.

Rimani qui,
continua ciò che non so fare,
e a te invece è naturale,
a me proprio non viene bene,
convivere con me.

Marco Corradi

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Libri di noi

Trovo, le parole che mi sussurri nella mente,
mentre ti accarezzo i capelli e sfoglio
pagine di innumerevoli libri sulla tua pelle.
Seta su seta.

Scrivo, scrivi, scriviamo, leggiamo,
sottili impalpabili carte,
parole che ci rimangono dentro
in quelle parti inesplorate che solo noi conosciamo,
in cui solo noi ci addentriamo,
giù, fino al cuore.

Giro riarso pagine rare con dita febbrili,
ho sete di sete.
Sei la lettura più bella,
impegnativa, appagante, struggente
e mai avrai fine.

Nessun eroe mancherà dopo l’ultimo punto:
la nostalgia è nelle pause che la vita ci impone,
nei segnalibri di attese prolungate,
prima della sera,
prima di respirare il tuo inchiostro,
sulle mie mani.

Ti avvicini e verghi sulle mie labbra
emozioni silenziose in lingue nuove
che fatico a decifrare,
eppur così palesi, chiare,
quando mi stringi e mi spieghi l’amore,
quando ti stringo e ti spiego l’amore.

Raccontami ancora,
scrivimi ancora,
narrami ancora,
parlami ancora,
di noi.

Marco Corradi

Neve

Guarda,
guarda posarsi la neve
su strade vuote
e lampioni accesi
che sembrano spettri.

Ascolta,
non si sente suono diverso
dal nostro respiro,
fa caldo, qui.

Fuori è un’altra cosa.
La neve ha un peso che non si sente, qui,
la neve ha un freddo che non si avverte, qui.

Una macchina lascia due scie
e le mie dita corrono sulla tua schiena
proprio nel mezzo,
sulla strada verso il pendìo.

La neve copre ogni cosa,
ha quell’indifferenza che non si sente, qui
ha quell’audacia che faccio mia, qui.

Fuori è bianco
e tu diventi rossa,
c’è un bel tepore, qui:

dentro il tuo abbraccio,
dentro te,
dentro noi.

(guarda,
c’è un inverno che ci osserva
dalla finestra della nostra estate).

Marco Corradi

Piccola barca

Ancor più vicina è la notte, e piove ancora.
Suona la sua marcia sui tetti, giù fino alle pieghe della terra.
Solca strade allagate
la nostra piccola barca al suono gemente di un violino!

Nero il cielo,
nera la terra
e i fiumi;
nera l’acqua che lava e trascina.
Solca tramonti oscurati
la nostra piccola barca al suono gemente di un violino!

Resiste il cuore
tra gelo e freddo,
steli bagnati e mattini oscurati.
Solca torrenti infuriati
la nostra piccola barca al suono gemente di un violino!

E ci sei tu
che raccogli il bello da ogni goccia
e mi annaffi il cuore.

E ci sei tu
che trasformi il ruomore dell’acqua
in canzoni d’amore,
restituendo ad ogni cosa il colore.

Solca giorni impetuosi
la nostra piccola barca al suono ridente di un violino,
senza mai affondare…

(…e già spunta all’orizzonte il sole).

Marco Corradi

Resta

Resta un angolo spoglio
che a malapena ci si sta in piedi
era la nostra casa.

Cigolano le porte
su cardini arrugginiti,
sono solo vento
e ricordi sbiaditi.

Tu sei nei muri scrostati
e nei soffitti crepati,
in ogni mattone
sbriciolato dal tempo.

Resta poco più che cenere
a sporcare la neve
che scende nel camino.

Marco Corradi

C’è

C’è che non dovrei crederti,
quando scagli parole taglienti,
c’è che dovresti credermi
e invece neanche mi senti.

C’è che ci sono troppi cocci
per camminare scalzi
e tu hai la scopa in mano,
ma la metti da parte.

C’è che c’è del sale,
dentro e fuori le tue parole.

C’è che non ho voce
c’è che non hai orecchi,
nè occhi.

C’è che ho dato troppo
e c’è che non ho niente.

Marco Corradi

Cristo sulla croce

Cristo sulla croce
teneva gli occhi chiusi,
non pensava che l’amore
rende solo più delusi.

La donna era li sotto
e si batteva il petto,
ma al vero non rideva,
soltanto per rispetto.

Cristo sulla croce
aveva dato amore,
ma nessuno glielo ha detto
che d’amore poi si muore,

che non torna mica indietro,
che non è mica corrsiposto,
che per tutti l’interesse
ha preso già il suo posto.

Cristo sulla croce,
dava più che a se stesso,
a gente che per niente
gli ha fatto un bel processo.

Si crede alle parole
più che ai propri occhi
e Barabba se la ride
nel vedere tanti allocchi.

Chi conosce il vero?
chi sa che cosa fare?
se non sappiamo riconoscere
neanche chi ci vuole amare.

Però per niente vinto
ha cercato nel suo interno
il silenzio del paradiso
proprio in mezzo a tanto inferno.

Ha cercato nel profondo
e trovato la risposta
per vivere bisogna amare
e farlo senza sosta.

Marco Corradi

Nel baule dei sogni

Non troverò pace
nella mia morte:
rimarranno quelle cose non dette
e quelle cose non fatte
che da sempre aspetti.
Resteranno eternamente
nel baule dei sogni
tra le cose che ancora non abbiamo previsto.

Sabbia che scorre
sulle tue mani aperte.

Così,
sarà incompleta la morte mia,
come già fu la vita.

Lascio progetti riusciti per sbaglio
come semi caduti per caso,
nel campo delle cose sbagliate.
Permane nella pioggia
cosa sarebbe stato.

Racchiusa nel tuo abbraccio
resta l’anima mia.
Con me,
il verde profondo dei tuoi occhi,
dove alberga tutto l’amore che ci siamo donati.

La nostra storia che scivola via,
il tuo amore che non va più via.
La mia inutile malinconia,
che non può lasciare il mio essere
rimane scritta in qualche foglio sparso,
con poche parole d’amore
in qualche poesia.

Marco Corradi

Il poeta

Il poeta vive in un mondo di sogni,
e fa il buio intorno.
Poco importa quanto esso sia vero,
non lo sarà né più né meno di quello di altri.
Né più tangibile,
né più visibile.
Basta il solo fievole lume che accende al suo interno
per far danzare le ombre dove l’anima si nasconde.
Lì nasce il canto.

Scrive discorsi mai pronunciati,
mai usciti dalle labbra degli oratori,
e che mai, incontreranno applausi.

Il poeta ha un pubblico solo:
il cuore.

Non scrive per gli dei
scontrosi e beffardi,
di carte truccate
su tavoli spogli.
Né per gli amori
partiti,
lasciati,
vissuti,
consumati.

La sua memoria non ha tempo,
granelli immobili
nella clessidra dimenticata, del fato.
Per lui tutto ha contorni diversi.

Il poeta non ha voce possente,
ma appena un sussurro spazzato dal vento.
Il poeta ha strade vuote
da percorrere tutte,
in solitaria.
I suoi occhi guardano altrove.

Muore ad ogni alba,
rinasce nel tramonto
con un verso.
La sua preghiera è un canto.

Il ricordo è il malinconico,
struggente sospiro dell’anima.
Poco più di una goccia nella sabbia
che aspira al cielo.

Marco Corradi

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