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Parole svestite rimangono a terra dietro i miei passi. Spogliano l’anima. Nuda si tuffa nelle verdi distese dentro i tuoi occhi. Annega.

Mese

giugno 2016

Piccola maestra

papà

Ogni giorno impari cose nuove,
ogni giorno le insegni a me,
un passo in più per il tuo dove,
finchè un giorno andrai da te.

Dovrei darti motivi
per cui camminare,
li hai dati tu a me.
Dovrei dirti cos’è
che val la pena seguire,
lo hai detto tu a me.
L’amore va tenuto nel cuore,
il resto viene da se.

E ridi,
ed io sorrido,
e se di gioia è fatto un nido,
il nostro è pieno
grazie a te.

Dovrei dirti come si ama davvero,
lo stai insegnando tu a me.
Dovrei darti un cuore leggero,
lo hai dato tu a me.

Così piccola,
scopri il mondo,
mentre gattoni
lo fai giocondo.
Ogni caduta io ti alzerò,
ogni tuo passo lo seguirò,
trattenendo il fiato.

Balbetti appena,
ti fai capire,
stringiti a me,
mi sembri dire,
fatti sentire,
papà.

Dovrei mostrarti come amare un figlio,
lo stai mostrando tu a me
che non ho mai avuto un papà,
e mi stai insegnando come si fa.

Marco Corradi

(immagine estrapolata da internet)

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Più del sole

luna giorno

La luna pallida,
la luna timida,
la luna assorta,
la luna limpida,
ha trovato il suo coraggio
da qualche parte tra le stelle,
e la sua follia
nello sfiorare la tua pelle.
Ti ha baciata stanotte, lo so,
può esser solo questa la ragione
per cui ancora brilla
nonostante è giorno.

(Tu soltanto
brilli più del sole)

Marco Corradi

Appeso

Lamore-appesa-ad-un-filo_Morena-Punzi-720x340

Vivo appeso al cielo
che mi ha unito a te,
che cerca di scrollarmi di dosso il tuo odore,
ma ho il tuo sapore
nella mia carne.

Vivo appeso alle nuvole
come la pioggia che ci ha bagnato,
che ha lavato i nostri peccati
per asciugarli al sole.

Vivo appeso ai suoi raggi
che illuminano il tuo sorriso,
il nostro cammino,
che sia giorno o meno
non ha alcuna importanza.

Vivo appeso alla notte
e alle sue finestre
sui mille mondi che bucano il cielo,
stelle cadenti
nessun desiderio, oltre te.

Vivo appeso alle tue labbra
come i tuoi baci,
impressi nel mio animo
come il tuo marchio.

Vivo appeso al tuo corpo
che sa di sesso,
sudore, lacrime, gioie,
passioni.

Vivo appeso a te,
non in bilico
neanche scomodo,
solo appeso
come frutto d’amore
in piena stagione.

Non si affanni il destino
non lascio la presa,
non conosco la resa.

Marco Corradi

(immagine estrapolata da internet)

 

Risveglio

dreamships

L’alba
che ancora mattina non è,
si affaccia alla finestra
e mi urla che è già tardi.

Si fa largo nella notte
percorrendo strade vuote,
serpeggiando tra i lampioni
che ancora vincono
sui primi raggi lontani
che ti accarezzano piano.

Sole e luna si contendono il tuo corpo
e il merito di tanta bellezza.
Non lo sanno che sei stella,
che è cosa tua la lucentezza?

Ti guardo assopita nel letto,
le coperte alla rinfusa
mentre stringi il mio cuscino
e come un gatto fai le fusa.
In qualche modo lo sai
sono ancora con te.

Forse lo pensi anche tu,
forse senti il mio cauto bacio
che ti sfiora appena.
Sorridi,
e tutto il mondo sempra in pace.

Non si capisce tuttora
se sarà un giorno di pioggia,
non lo sa neanche l’uomo dei giornali
all’angolo della via.

Il mattino prende posto sulla strada
timido e insicuro
rincuorato dai pochi fanali
incrociati per caso
mentre ancora dormi,
sognando chissà
che io sia ancora con te,
per me il tuo profumo
è nell’aroma del caffè.

Guardo correre la strada
e il cielo che ancora dorme.
Lo immagino svegliarsi con te,
il sole che si alza splendente
all’aprirsi dei tuoi occhi.

No,
non pioverà oggi.

Marco Corradi

(immagine estrapolata da internet)

Dannazione

C’è il mondo li fuori,
penso che potrei andare.
Cosa vuoi che sia
chiudere la porta.
Immagino le strade.
Le vedo illuminate dai lampioni
e dagli squarci di luce di questo temporale.
Il mio, il suo.

Lampi che poco possono
nell’oscurità del mio umore.
Dovrei tornare,
baciarti forse.
Invece la notte mi invita a guardarla
ancora un po’ alla finestra,
la notte, o il mio orgoglio ferito
a cui do troppo ascolto.
Lo so.
Lo so che dovrei fare.

Fisso un punto lontano,
ti sento soffocare i singhiozzi
come questa pioggia che ora scende,
e il mondo, non è più così invitante.
Lo so.
Lo so che dovrei fare.
Dovrei alzarmi,
dovrei asciugarti le guance,
dovrei dirti che sono stato uno stronzo.
Lo so.

Fisso un punto lontano,
non saprei neanche dire cosa.
Non dovrei restare,
non dovrei indugiare qui,
non fumo nemmeno
e questo bicchiere mi da noia,
brucia quanto i tuoi singhiozzi.
Lo so.
Lo so che dovrei fare.
dovrei imparare a chiedere scusa
e a tacere,
ma non in quest’ordine.

La luce si spegne,
le mani mi tremano.
Non sento più i tuoi gemiti
scaraventati nel cuscino.
Ho sempre avuto molto coraggio
ed è ora di ricordarlo.
Lo so.
Lo so che dovrei fare.

Forse dormi,
forse fai solo finta
ed io arriverò ad abbracciarti
e tu, mi lascerai fare:
farai finta di spostarti un po’
per aderire bene al mio corpo.

Ti chiederò scusa,
farai finta di non sentire, all’inizio,
forse sorriderai,
ma risponderai ti amo.
Lo fai sempre comunque.

Lo dovrei sapere.
Lo so…
Lo so che dovo fare.

Sono la mia dannazione,
sei la mia redenzione.

Marco Corradi

Amore?

Questa cosa che sento
ogni volta che sei distante
e il mondo si ferma,
ti aspetta,
si può chiamare amore?
Il mio, il tuo, il nostro amore?

Questa cosa che affretta il tempo
che diventa un lampo,
che diventa fango,
che ci sporca e ci lava allo stesso tempo,
che  si mischia alla nostra saliva e diventa vita
e noi diventiamo Dio,
si può chiamare amore?

Insomma che altro c’è che ci rende vivi?
Che altro c’è, per cui respiri?
Che disseta come acqua e sfama come pane
se non l’amore?
La fede?

Ebbene, io credo in te!

Non lo so spiegare,
ma dopo l’ultimo battito di ciglia
cosa vorrei trovare se non te?
È amore questo?

C’è un piccolo segno rosso
proprio in mezzo al tuo petto,
è li che voglio restare.
Sei la terra in cui rinascere,
non chiedo altro.

Si,
anche per me è amore…
Lo sai.

Marco Corradi

Profondo

-ninfa-selvaggia-

Non ti stanchi mai di sondare i miei silenzi:
li percorri con i tuoi occhi attenti,
inondandoli di luce,
come raggi che filtrano
tra le crepe di una grotta,
fino all’abisso.

Vi ho rinchiuso l’anima,
a cui tu,
paziente come acqua
hai ridato forma.

Ho ruscelli di te
nel baratro del cuore,
che ne hai fatto le tua fonte
di vita e d’amore.

Satiri e ninfe
amoreggiano sulle soglie del lago
sognando le tue membra.
Demoni assopiti dormono nel profondo,
placati dalla purezza
di un tuo solo bacio.

Marco Corradi

(immagine estrapolata da internet)

Tu lo sai.

Tranquillamente seduta
accarezzi l’acqua con due dita
che par siate una cosa sola.
Seduta vicino al bordo
senza più nessuna paura.

Siam partiti su una barca di carta
e abbiam doppiato capo tempesta,
siam partiti con niente in tasca
e viviamo di ciò che ci resta.
Tu lo sai,
e sorridi.

Nulla è rimasto dei temporali
se non il vento che ti muove i capelli,
nulla è rimasto a oscurare il sole,
se non piccole ombre di uccelli.
Li guardi planare, ti senti leggera,
li ascolti cantare la letizia più vera.
L’amore è una vela.
Tu lo sai
e sogni.

Scivoliamo lentamente,
seguiamo la corrente,
disegnamo una scia,
mi abbracci dolcemente.

Agiti le mani come rondini allegre,
mi spruzzi l’amore,
la gioia del cuore,
che danno vita al mio corpo.

Come l’acqua che lo compone,
io sono fatto di te.

Tu dici: siamo sempre gli stessi,
io dico: siamo solo riflessi,
specchiati nell’acqua o più nel profondo
dentro i tuoi occhi
o ancora più a fondo,
ci sono io.
Tu lo sai
e mi baci.

L’hai sempre saputo:
siamo gocce
dello stesso mare.

Marco Corradi

La mia morte

Si nasce nel buio,
gli occhi chiusi
a fissare un futuro sconosciuto.

E così andiamo,
nello stessa oscurità,
dal nulla, al nulla, per nulla.

Gli occhi nuovamente serrati
su una vita dai contorni sfumati
e i ricordi offuscati.

Su una nascita nuova o sul niente
eterno e immutabile.

Ho sognato la terra,
ho sognato il mio corpo,
ne ho sentito il freddo
esanime.

Ho sentito il sapore ferroso della polvere
o del sangue,
che rapprende liberando l’anima,
che si decompone.

Ho sognato la morte come fine
e nessun inizio.

Il dubbio mi sfiora
mi coglie impreparato.
Non importa,
se mi hai amato.

Una lacrima si fa largo tra le zolle
mentre guardi in basso
il nero freddo buco che sarà la mia casa.
Proiezioni di noi scorrono
come il paesaggio dal finestrino di un treno,
troppo veloce troppo sfocato,
frammenti di cos’ero, o non sono mai stato.

Dov’è la via luminosa?
La pace gloriosa?

Tu vestita da sposa
è l’unica immagine che voglio portare
ovunque debba andare.

Sento il peso del mondo schiacciarmi il petto,
sento il rumore dei vermi,
e il suono della verità,
della rinascita che non verrà.
Dei tuoi passi che ti portano lontana,
della Vita insieme troppo breve
che sembra una sola settimana.

Marco Corradi

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