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Parole svestite rimangono a terra dietro i miei passi. Spogliano l’anima. Nuda si tuffa nelle verdi distese dentro i tuoi occhi. Annega.

Mese

aprile 2016

primavera

Come primavera
mi scompigli i pensieri
e li sparpagli al vento,
così che possa riaverli
disordinati,
senza logica alcuna.

Come primavera
mi inviti a cercare riparo,
a coprirmi
dai tuoi occhi fulgenti,
profondi,
taglienti,
in cui vorrei restare.

Come primavera
mi svesti,
mi mostri l’estate
nel calore dei tuoi abbracci,
nel tuo profumo,
così mio
che lo potrei sudare.

Come primavera mi illudi,
tra nuvole e sole
tra piogge e parole
che prendo per buone.

(ci sono fiori che san di promesse).

 

Marco Corradi

 

 

 

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Immagine e somiglianza

bimbo

(Padre nostro)
Cosa siamo?
Schizofrenici
figli dell’ira,
di un Marte infuriato.
Giochiamo alla guerra,
amiamo il soldato.
(sia santificato il tuo nome)

Polvere nell’aria
polvere in terra
fumo di cannoni
il mondo ancora in guerra.
(venga il tuo regno)

Urla di tuono,
sguardi feroci,
uomini e sangue,
demoni e croci.
(sia fatta la tua volontà).

Deserti di morte,
sguardi affamati,
nei volti innocenti
o per i tesori bramati,
cosa vogliamo davvero?
(dacci oggi il nostro pane)

Non importa
a chi è diretto
il disprezzo.
Non importano
le ragioni create,
avremmo tutti urlato
in una piazza gremita
la furia del mondo.
(rimetti a noi i nostri debiti)

Avremmo urlato in coro,
senza dubbio né coscianza,
senza colpe nè innocenza,
di liberar Barabba.
(liberaci dal male)
Amen

(la speranza 
è nel sorriso di un bimbo 
che nasce dal niente).

Marco Corradi

A mio nonno

(quando ero bambino vivevamo con un signore anziano che ci guardava e dava una mano a mia mamma, sola con 3 figli. Non era un parente, era un vecchio soldato emigrato in Argentina durante la guerra, poi tornato a Torino. Noi lo chiamavamo nonno, ed era NOSTRO nonno più di quanto avrebbe potuto fare il sangue, è rimasto con noi tanti anni e se ci fosse ancora, oggi sarebbe il suo compleanno. Auguri nonno.)

Ricordo la tua testa china,
bianca come il latte,
riccia come vello appena tosato,
persa in un tempo che un tempo era,
ma che rivivevi ancora
tra spirali di fumo
in cui si aggrovigliavano pensieri,
sogni,
che in qualche modo inseguivi
per ingannare l’inesorabile cinico tempo
che sfugge, senza lasciare altro che rimpianti.

Ricordo lo sguardo duro solo a metà,
la comprensione di chi ormai lo sa,
che si può solo aspettare.
Silenzi e sospiri persi in ricordi da non raccontare,
da serbare nel cuore,
tra colpa e dolore,
troppo duri, troppo veri.
Negli occhi quella fame che non si placa
neanche in tempo di pace,
quella che come dicevi tu non potevamo sapere,
che lascia gesti d’altri tempi,
com’eri tu:
il bianco dell’arancio che pelavi con cura,
che tornava sempre buono in tempi difficili anche da immaginare.

Ricordo l’idioma del sud del mondo,
buffo,
com’eri tu
quando intingevi il pane duro nel vino
e noi ridevamo prendendoti in giro.

Ricordo, la macchina blu
che guidavi come avesse le ali,
quando ci portavi in posti lontani,
in un paese senza tempo,
dove rivivevi la tua giovinezza
in un viaggio a ritroso tra case di pietra e strade di sassi.

Ricordo,
la vita vissuta da buon giocatore
che conta le carte anche al destino
aspettando la mano buona,
quella che non arriva mai,
quella che ormai è passata
e lascia in bocca l’amaro
e un Dio da imprecare.
La rivincita, la giocheremo altrove.

Ricordo,
l’odore del mare,
le onde sugli scogli in un autunno grigio,
quando cominciavamo a capire
che non era solo l’estate quella che stava finendo.
Che saresti andato
infine, anche senza di noi.

Voglio pensarti così come sei stato,
dove sei ora,
la sigaretta appesa
a consumare il giorno,
le carte in mano
e l’ennesima partita con Dio.
Non ti arrabbiare,
lascialo giocare la Sua mano,
lascialo vincere di tanto in tanto,
anche Lui in fondo, sente il bisogno di distrarsi un po’,
come noi.
Come sarebbe buffo oggi, chiamarti ancora nonno,
e tu sorrideresti
ad una bugia fin troppo vera,
che nella famiglia
in fondo, ci sei entrato eccome..

Marco Corradi

Sara

Sere e giorni

A

Rimirarti

Ancora

 

Marco Corradi

 

L’albero

albero

C’è un albero solitario che costeggia la strada,
ha fiori rosa
e il grigio intorno,
colora il giorno
e uno squarcio di cielo.

Sorride,
eppur non è nella quiete del bosco,
non ascolta il parlar del ruscello.
Il cinguettio di pochi è il suo canto
e ondeggia felice nel vento.

Non ha casa, nè riparo.
Quale corrente lo ha portato
quante persone ha guardato
passargli accanto indifferenti?

I solitari non lasciano traccia
di ciò che hanno perso,
sognano il mondo
lo creano diverso
perché di sogni si colora la vita
anche quando ti ha insegnato il dolore,
l’albero racconta una favola triste
e il lieto fine è solo l’amore.

L’albero aspetta il cielo sereno.
Sa che un giorno riposerò tra le sue radici
e parleremo.

Marco Corradi

Carezza

carezza

Quando la tarda neve di fine stagione
coprirà la mia tomba
tu passerai a scaldarti con i miei versi inquieti
ed io tremerò nella fiamma.
Ti passerò accanto,
un soffio appena:
una carezza,
fredda come il marmo della mia casa
asciugherà il tuo pianto.

Sarò il seme sepolto
sotto il bianco manto.
Sarò il ricordo.

Sarò un petalo pioniere
portato dal vento
vicino al tuo viso.
Seguirai il mio volo
rivivendo i nostri giorni,
come eravamo
come ci amiamo,
e nel tuo sorriso che sa di primavera
rinascerò ancora.

Marco Corradi

Scrivo

Scrivo di te,
scrivo di me.

Scrivo dei tuoi occhi
che ballano sul tuo viso,
sul mio corpo disteso
come lettere su un foglio
che adagio si posano
nella magia delle anime
che si uniscono,
si fondono,
si completano.

Scrivo del tuo sorriso
che diventa il mio, quando ti leggo
e ti trovo qui,
tra una riga e l’altra
che par sia tu
che scriva
ed è forse un po’ così.

Tu sei il mio pensiero
che prende forma
e come fiato condensa.
Calore visibile, tangibile
nei giorni freddi della vita,
e non so più se sei tu
o sono io,
di certo
siamo  noi.

Marco Corradi

Casa

Mi chiedi se t’amo
e sorrido.
Non rispondo,
ti s’adombra il viso.

Non lo sai
che non conosco ore,
che il ticchettìo del tempo
è il tuo battito del cuore.

Non lo sai
che i miei giorni son partiti
da quando ti ho incontrata,
il resto è solo fumo,
nebbia che si è alzata.

Non lo sai
che porto il tuo sorriso
aperto sul mio viso,
che a tutti sembra mio
invece è solo tuo.

Non lo sai
che hai portato in me la pace
dove prima c’era guerra
adesso tutto tace.

Non lo sai
che sei serenità
e la mia anima ne è invasa:
che io non solo t’amo,
in me hai preso casa.

Marco Corradi

Tregua

Resta,
anche sotto il cielo nero
ci sarà un po’ di sole
e un arcobaleno.

Resto,
anche se non so curare
il giardino del nostro amore,
troverò ristoro con ciò che mi sai dare
oasi nel deserto.
Dalle tue mani unite
gocce di pioggia
per il mio petto riarso.

Resta,
riverbero d’amore
e la luna ti guarderà
contenderle la notte.

Resto,
con tutti i miei pensieri
in balia del vento,
semi di te
a ridestare il deserto
della mia solitudine.

Resto,
a contemplare il tuo sorriso
pellegrino,
nomade,
beduino
giunto alla meta.

Insieme,
in quest’oasi di tregua
io arbusto
tu fonte.
Domande, risposte
deposte.

Non io, non tu
non ieri, non domani.
Oggi,
ogni giorno
alba e tramonto
a noi, io ritorno.

E se anche fosse un miraggio
mi consumerei nel vento,
ma morirei sorridendo.

Marco Corradi

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